NEL BENE E NEL MALE “LE DITA DEVONO RIMANERE INTRECCIATE”: INTERVISTA A VINCENZO COSENTINO

Devo dire che è stata un’impresa, ma alla fine ci sono riuscita!

Dopo aver visto il trailer la mia curiosità era davvero tanta, non potevo non contattarlo e chiedergli un’intervista.

Parlo di qualche mese fa, quando si cominciava a sentir parlare, o meglio, si leggeva sui social di un film indipendente… e le immagini che accompagnavano la campagna pubblicitaria erano davvero particolari.

“Handy” era riuscito, con non pochi sacrifici e limitate risorse economiche, a farsi posto all’interno di un cinema locale, assicurandosi una settimana di presentazione.

Vado a vedere il film e ad incontrare Vincenzo Cosentino, regista del film, all’Anteprima Nazionale di giorno 20 aprile.

 

Quella sera… un successo straordinario!

Film dalle emozioni delicate… una storia che riesce in maniera bilanciata a regalarti un microcosmo fatto di tenerezza, ricordi, amore… sospiri e pensieri tra le dita dell’anima.

 

Si, perché “Handy” è l’anima, quella libera, pura, che non accetta di rimanere bloccata in una vita che non sente pienamente…

Chiunque sia andato a vederlo, non sarà rimasto di certo indifferente di fronte ad una storia tanto originale!

Ebbene, non finisce qui! Cosa succede durante la settimana di programmazione?

Il film indipendente colleziona sold out al cinema, battendo film come Fast and Furious e  Baby Boss, e, per via dei record di presenze, prolunga la sua proiezione ad un’altra settimana (fino a giorno 3 di maggio al Cinestar i Portali).

Insomma… morale della favola, nel bel mezzo di tanto successo, riesco a strappare una breve intervista al regista Vincenzo Cosentino!

 

Ciao Vincenzo

“Pronti a tenersi per le dita dall’inverno all’estate?”

Questa una delle frasi più significative del tuo film.

Credi davvero che basti stare vicini nel bene e nel male perché una storia possa durare nel tempo?

Credo che nei rapporti personali sia molto importante stare insieme nel bene e nel male. Soprattutto nel male. Le dita devono restare intrecciate. Sempre!

Il film suscita delle emozioni diverse… si ride, ci si ferma a riflettere, c’è malinconia, speranza, tenerezza, forza e tanta determinazione.

Vincenzo quali di questi momenti ti appartengono in questo momento della tua vita?

Tutti e nessuno. Diciamo che ora il momento che mi appartiene di più è quando Handy è sul Gran Canyon… davanti al concetto di impossibilità.

Passato, presente e futuro, sono i tre momenti in cui ho suddiviso il viaggio di Handy…il viaggio che ogni uomo dovrebbe intraprendere.

Mi potresti raccontare brevemente cosa rappresentano per te queste tre tappe temporali?

Il passato è da dove ho cominciato le riprese del film. Non avevo un euro e dovevo fare tutto da solo.

Il presente è essere riuscito nella sfida di portare “Handy” al cinema in modo autonomo. Non mi aspettavo di poter battere, con le presenze, un film  come Fast and Furious in una settimana di programmazione al Cinestar i Portali.

Il futuro ancora non lo so, ma conoscendo la mia vita passata sicuramente il futuro sarà incasinato.

il talento ti appartiene, indubbiamente, così come l’ostinazione e la determinazione; ma se tornassi indietro cosa non ripeteresti dei tuoi ultimi anni?

Non saprei. Non so se ripeterei qualcosa. Ci sono stati troppi momenti che non vorrei rivivere.  

Ho letto che per un po’ ti dedicherai ai tuoi affetti… coloro i quali credi di aver trascurato da tempo per via del tuo lavoro.

Nessun progetto in questo momento? 

No, solo affetti. È ciò che conta. Lo scopri quando li perdi. 

Grazie Vincenzo, sei un esempio per chiunque abbia un sogno da realizzare.

 In bocca al lupo per il tuo futuro!

Grazie a te Giusi per il tempo dedicatomi.

 

Trailer

BACKSTAGE DI HANDY

“HANDY” E LA SUA STORIA

La voglia di raccontare una storia, il desiderio che gli altri vedano te e la loro vita attraverso un racconto allegorico, realtà e immagine suggestiva che insieme danno vita a una connessione affascinante tra significato e significante.

Un pensiero, un’idea che prende forma nel tempo, con fatica, ma che ostinatamente diventa realtà.

Parlo del lavoro realizzato da Vincenzo Cosentino, regista siracusano.

“Handy” è il suo primo lungometraggio, completamente autoprodotto.

Si tratta di una storia originale, oserei dire particolare.

Vi chiederete il perché!

Avreste mai pensato che il protagonista di un film potesse essere una mano?

Ebbene sì, l’idea originale è proprio questa… una mano che si stacca dal corpo e, ribellandosi ad una vita che non accetta, cerca la propria indipendenza in giro per il mondo.

Sembrerebbe una storia di riscatto personale, di ricerca della propria individualità… come farà una mano ad esprimere l’anima che si cela dietro gli effetti speciali?

Sono davvero curiosa!

Vincenzo nel 2008, dopo aver ricevuto il premio Flip Contest a Cannes, presenta il cortometraggio “Being Handy” e da lì, selezionato per più festival in tutto il mondo, decide di dar vita a qualcosa di più.

«Non riuscii a dormire la notte che vinsi con “The flip Trip”, un corto che racconta di una telecamera che scappa dal suo proprietario per diventare il miglior cinematografo. Non ero orgoglioso, ero stato costretto a girare a bassa risoluzione, e allora pensai di rifarlo con un personaggio diverso. Con “Being Handy” sono stato a Los Angeles, Amsterdam, Bruxelles, Australia, Egitto, Istanbul, Berlino, Cina e in tanti altri posti. Filmavo ovunque, e molte di quelle scene oggi sono nel lungometraggio. Con Franco Nero ho voluto girare a Siracusa. Ricordo ancora il momento in cui mi chiese dov’era la troupe: due amiche, due luci e una telecamera. E tanta adrenalina. Da lui ho imparato la forza dell’umiltà, l’aiutare un altro a prescindere dalla sua posizione. Era il novembre del 2009, ma il film l’ho finito anni dopo».

Queste le parole di Vincenzo nel backstage.

Tra i primi a credere in lui è Franco Nero (uno dei membri della giuria) che, entusiasta dell’idea del giovane ragazzo, si propone di aiutarlo senza alcun compenso.

Un lavoro che gli è costato tanti sacrifici, realizzato unicamente con le proprie risorse materiali e fisiche.

Vincenzo non si è limitato a realizzare la sceneggiatura… lui ha pensato al montaggio, agli effetti speciali, e come se non bastasse ha realizzato anche i costumi.

Passano quattro anni, il sostegno morale della gente che gli sta’ accanto è stato fondamentale, e finalmente il film è concluso!

Vincenzo ed “Handy” riprendono a viaggiare partecipando a diversi festival, ma l’obiettivo e il sogno da realizzare era un altro… portare il lungometraggio nei cinema.

Grazie alla campagna di crowdfunding, sulla piattaforma Kickstarter, viene raggiunto un budget che gli permette di compiere nuovi passi verso il suo sogno.

“Handy” ha davvero tanta storia da raccontare!

La prima del film sarà il 20 Aprile 2017, io sarò lì… e chi se lo perde!

Nel frattempo vi lascio alla visione del  trailer e del  backstage!

 

 

Trailer

 

Backstage

https://youtu.be/TD4zuDnsxkc

 

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CONDIVISIONE DI TALENTO E GIOVANE ESPERIENZA: INTERVISTA A BEENTOUCH

Sono giovani, anzi giovanissimi, pieni di talento e con tanta voglia di diventare la realtà della nuova generazione.

Parlo di 5 ragazzi catanesi, Danilo Mirabile CEO, Alberto Longo CTO, Emanuele Accardo Chief technical officer, Federica Munzone Graphic designer e Daniele Pecoraro Chief marketing officer.

Start up ricca di contenuti ma soprattutto di vita condivisa.

Beentouch, ecco il suo nome, ha creato un’app che con un innovativo sistema, chiamato EmotionConnect, da’ la possibilità di connettersi a più di un miliardo di persone.

Si tratta di un app di videocomunicazione a distanza con elevata qualità dell’immagine e del suono.

Fornisce un ottimo servizio di comunicazione con un ridotto consumo di dati anche con insufficienti condizioni di linea.

“è un prodotto tecnologicamente molto performante in termini di qualità e resa della chiamata e della videochiamata, a fronte di un basso consumo di dati… i competitor non riescono ad avere questo tipo di resa qualitativa”

Sono le parole di Daniele Pecoraro, Chief Marketing officer, che ho avuto il piacere di incontrare e intervistare insieme a Federica Munzone, Chief Design officer.

 

Avevo preparato delle domande, probabilmente le solite a cui spesso avranno risposto, ma non appena mi sono ritrovata di fronte i due ragazzi ho pensato che quello che mi interessava veramente sapere di loro, oltre la formazione e da dove nascesse l’idea dell’app, era l’atteggiamento con il quale avevano affrontato le difficoltà e cosa consigliassero ai giovani che, come loro, avevano voglia di dare vita alle proprie idee.

“l’idea non basta, conta molto il fare… uno dei suggerimenti che mi sento di dare è che bisogna dare ascolto ai feedback… migliorarsi è alla base di tutto”.

Queste le parole di Federica, di fronte alle quali mi fermo a riflettere.

Mi emoziona la forza che caratterizza il loro lavoro di squadra.

Dopo l’intervista ci tratteniamo qualche minuto ancora, e non vi nascondo che avrei voluto che la telecamera fosse ancora in play.

Sono determinati e pronti ad affrontare le difficoltà che sono sicuri di trovare nel loro cammino… ma credono in quello che fanno!

Credono nelle loro potenzialità e nell’importanza della condivisione delle idee.

Si sono ritrovati insieme, hanno iniziato un percorso e con tutto il successo che meritano andranno avanti sostenendosi e confrontandosi giorno dopo giorno, come solo i giovani della nuova generazione sanno fare!

 

IL POTERE DELL’IMMAGINE: TRA SGOMENTO E STERILE IPOCRISIA

L’immagine, oggi,che peso ha nel mondo della comunicazione?

Condiziona il nostro modo di essere e di comportarci?

La nostra vita sociale e culturale è condizionata costantemente dalla rappresentazione visiva della realtà.

Abbiamo continuamente, davanti a noi, modelli che vorremmo essere… ingoiamo immagini che, talvolta, cambiano il nostro modo, originario e profondo, d’essere.

Perché questo potere così seduttivo?

I social media, oggi, ci insegnano che le immagini hanno il potere di farsi comprendere più velocemente di qualsiasi testo scritto.

L’immagine che precede un testo ci condiziona, ci predispone negativamente o positivamente, e quindi determina la nostra valutazione.

L’immagine ci racconta una storia.

La vista viene stimolata continuamente e questo ne determina una pulsione.

Spesso una foto ci coglie di sorpresa, e colpisce profondamente il nostro inconscio.

Ciò deriva dal fatto che l’immagine non può essere spiegata o tradotta in qualcos’altro, la rappresentazione visiva è alla merce’ dell’osservatore e del suo bagaglio personale, fatto di conoscenza esperienza formazione e cultura.

David Freedberg, professore di storia dell’arte e direttore dell’accademia italiana per Advance Studies in America, ha rivendicato il ruolo del corpo e delle emozioni nella storia dell’arte, e ci dice che:

“Il dramma è che noi non possiamo dimenticare chi siamo e tale consapevolezza influenza tutto quello che vediamo e osserviamo. Viviamo letteralmente circondati da tantissime immagini ed è impossibile, a mio avviso, rappresentarsi una situazione asettica in cui, ad esempio, riusciamo a guardare un’immagine che raffigura una tortura, un campo di fiori o un tema amoroso senza avvertire la costante influenza di tutte le altre immagini intorno a noi”.

Fa scandalo da qualche giorno la notizia sulle foto “eccessive” della campagna pubblicitaria di Yves Saint Laurent . I parigini le hanno definite:

“degradanti e scioccanti per l’immagine della donna”

tanto da richiederne, tramite attiva campagna sui social, il ritiro immediato.

Le foto, al centro dello scandalo, immortalano, nella prima, una donna china su uno sgabello con calze a rete e tacchi a spillo, in un’altra una donna sdraiata sul pavimento con gambe leggermente aperte, sempre con calze a rete e pattini ai piedi.

Mi chiedo a questo punto:

l’intento della casa di moda era proprio quello di influenzare negativamente l’opinione del pubblico?

Voleva avviare una campagna pubblicitaria esplicitamente sessista?

E’ stata così incauta da non tenere in considerazione le possibili critiche?

Io credo che le immagini, in questo caso, siano chiaramente provocatorie.

La donna oggetto non passerà mai di moda.

L’immagine di una donna sexy è associata  inequivocabilmente al sesso, i vecchi stereotipi  non ci abbandoneranno mai e qualsiasi polemica si rivelerà comunque sterile ipocrisia.

L’indignazione che suscita è chiaramente voluta, tant’è che la casa di moda non ha ancora risposto alle critiche e, a quanto pare, non intende rimuovere le immagini.

Vi ricordate la campagna pubblicitaria della Benetton curata dal fotografo Oliviero Toscani?

Risale alla fine degli anni ’80 e provocò parecchio sgomento. Le immagini ritraevano dei malati terminali di Aids, trattavano temi di razzismo, sesso ed ecologia.

il fotografo fece della provocazione un’arte, volle colpire ipocrisia e perbenismo. Crudo e spietato aveva disorientato e scandalizzato, ma aveva raccontato la verità.

La foto è arte e in quanto tale ha insito il compito di suscitare emozioni.

Dove si vanno a ricercare le emozioni?

Nella nostra storia.

Quindi le immagini determinano tanto la nostra quotidianità e catalizzano la nostra attenzione perché evocano pezzi di storia, destano la nostra coscienza, rompono equilibri fittizi… mettono in discussione il nostro IO.

 

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SOLENICA L’AZIENDA DEL BENESSERE PER L’UOMO E IL SUO PIANETA: INTERVISTA A DIVA TOMMEI

Le start up innovative sono necessarie al rinnovamento della cultura imprenditoriale e sono importanti per un sistema economico aperto all’innovazione e alla mobilità sociale.

Tra le startupper più promettenti d’Europa c’è l’italiana Diva Tommei, giovane ragazza romana di 32 anni, che con Caia, prima idea del progetto, ha realizzato una lampada che” insegue la luce del sole”.

Di cosa sto’ parlando?

Desideravo farmi raccontare la sua storia e chiederle l’origine del suo geniale progetto, così ecco qui la sua intervista:

 

Ciao Diva

Benvenuta sul mio blog!

Mi piacerebbe iniziare a parlare di te partendo dalla tua formazione.

  • Quando nasce la passione per le materie STEM (Science, Technology, Engineering, and Mathematics)?

Da molto giovane. Mio padre e’ un ingegnere e un imprenditore. Facevamo progetti STEM insieme quindi ho imparato presto la mentalita’ scientifica.

  • Dopo la laurea hai iniziato un dottorato in Bioinformatica all’Università di Cambridge, raccontaci un po’ quest’esperienza.

Ho lavorato sodo per quattro anni. L’esperienza in se’ e’ stata fortificante e modellante, tosta. Ma mi ha insegnato il metodo di chi cerca, un metodo che poi e’ stato utilissimo, inaspettatamente, nella mia vita imprenditoriale successiva. Ho avuto l’idea di Caia proprio mentre ero a Cambridge perche’ mi mancava il sole dove lavoravo. 

  • Da dove nasce la voglia di diventare imprenditrice tech?

Da quando sono stata alla NASA, alla Singularity University del primo anno e ho incontrato altri 80 ragazzi tra imprenditori e scienziati. E’ stato lì che ho capito la mia vena imprenditoriale.

  • Che difficoltà hai incontrato nel tuo perscorso? 

Le difficolta’ di chi tenta una strada nuova. La capacita’ di trovare soluzioni alternative in ogni momento della giornata definisce un po’ il percorso delle startup, soprattutto per quelle startup come la mia che fanno hardware innovativo e lo fa senza milioni di $ di finanziamento.

  • La tua start up si chiama Solenica, il tuo progetto Caia. Ho letto che si tratta di una lampada che cattura la luce del sole. Potresti spiegarci come funziona?

Si, il suo nome e’ Caia, la dea romana del focolare. Il funzionamento e’ semplice. La posizioni dove hai sole a disposizione – e’ molto versatile quindi puoi appoggiarla, appenderla, aggrapparla – e punti il “naso” dove lo vuoi mandare. Quel punto rimarra’ illuminato fin quando hai il sole. Normalmente il sole spostandosi porta via i suoi raggi rapidamente e un punto non rimane illuminato durante tutta la giornata. 

  • Il tuo team è internazionale, determinato, creativo… com’è suddiviso? 

Assolutamente si. Queste sono le qualita’ fondamentali di tutti coloro che fanno parte del team. Abbiamo vendita e marketing a Roma, tutta la parte produttiva e logistica a San Diego, in CA e i laboratori d’ingegneria ad Atene.

  • La campagna di crowd-funding è già partita, quali sono i risultati ottenuti fino ad ora?

Dire ottimi. Abbiamo raggiunto quasi il mezzo milione di pre-ordini sulla nostra pagina di Indiegogo alla quale si puo’ accedere direttamente attraverso il nostro sito www.solenia.com.

  • Sei un grande talento, credi che l’Italia sia in grado di dare spazio a imprenditrici come te?

Al livello mediatico si. A livello pratico (finanziamenti, strutture produttive e risorse umane) un po’ meno. Ci siamo scontrati con questa dura realta’ abbastanza presto e piu’ volte, motivo per cui abbiamo dovuto dislocarci nel modo che ho descritto sopra.

  • Quali sono i tuoi desideri professionali in questo momento?

Vorrei far diventare Solenica l’azienda del benessere del futuro e non solo nell’aspetto dell’illuminazione. Voglio creare un’azienda che ha lo scopo di istruire il consumatore a un consumo sano per lui e sostenibile per il pianeta. Risanare gli spazi dove lavoriamo e viviamo – ahime oramai passiamo poco tempo all’aperto – che sono, forse poco intuitivamente, molto malsani. Basti pensare che l’inquinamento dell’aria che respiriamo in casa e’ spesso superiore alle 200 volte quello dell’aria all’esterno. Ristabiliamo questo contatto dico io, visto che il 90% del nostro tempo lo passiamo proprio in questi spazi.

 

Grazie Diva per il tempo che mi hai dedicato, e complimenti per il tuo straordinario progetto!

 

Grazie a te Giusy!

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FINALMENTE LA MATERNITA’ E’ UN MASTER!

Quali sono gli anni fondamentali in cui si sviluppa l’affettività di tuo figlio e di quanto tempo necessita perché gli venga data una base sicura?

Quante domande, quante attenzioni e sensi di colpa… sembra che il tempo passato con loro  non sia mai abbastanza!

E il lavoro? Cosa succede alla nostra attività non appena veniamo a conoscenza di aspettare un bambino?

Purtroppo le donne si ritrovano a dover annunciare la propria gravidanza al datore di lavoro con molte perplessità.

Molte di noi lavorano fino all’ultimo giorno prima di partorire, per non pesare sul giudizio e sulle decisioni che il capo possa prendere in seguito.

Ma arrivato il momento in cui il piccolo nasce, i mesi successivi sono assorbiti dalle sue necessità, è inevitabile trascorrere i primi mesi dedicandogli le nostre attenzioni ed energie.

La legge ci permette di prolungare la maternità fino al primo anno di vita del nascituro, sacrificando parte del nostro stipendio.

Il periodo di congedo comporta un susseguirsi di mesi in cui la donna è messa fortemente alla prova.

Impariamo cosa voglia dire risolvere i problemi quotidiani di una neo mamma.

Trascorriamo periodi di forte pressione emotiva, gestiamo la nostra vita e quello di nostro figlio nonostante la stanchezza e il sonno che non riusciremo mai a recuperare.

Quando arriva il momento di rientrare al nostro lavoro ecco che ci ritroviamo di fronte la realtà che temevamo.

Spesso, con la frase “tagli aziendali”, viene decretata la fine del nostro rapporto lavorativo.

Prendiamo atto che, forse, non saremo più tenute in considerazione da alcuna azienda perché siamo madri, e in quanto tali saremo solo un peso.

Insomma, nessuno investirà più sulla nostra professionalità.

Il progetto di Riccarda Zezza, MAAM (dove MAAM è acronimo di maternity as a master), ha dimostrato come la maternità può essere un vero e proprio master.

Dal progetto è nato anche MAAM U, ovvero un percorso digitale che trasforma le competenze acquisite durante la maternità in opportunità per scoprire alcune competenze soft utili per il mondo del lavoro.

E’ una piattaforma ricca di contenuti multimediali strutturati in un percorso che accompagna la persona, prima, durante e dopo il congedo di maternità.

Chi è madre acquisisce:

–          una grande capacità di ascolto e comunicazione

–          tanta energia nel fare le cose ed è pronta al sacrificio

–          pazienza e perseveranza

–          capacità nel risolvere i problemi

–          capacità nel valutare i rischi e riesce anche ad assumerseli (primo: quello di voler mettere al mondo un figlio)

–        competenze nel  pianificare perfettamente la gestione dei figli

Di fronte a tutto ciò, chi potrebbe dire che essere madre è “un’attività” meno stressante del lavoro?

Non tutti hanno idea di cosa voglia dire crescere ed educare un bambino.

“MAAM ribalta drasticamente il modo di pensare alla maternità sul lavoro e rivoluziona l’idea stessa di leadrship”

Passato un anno dal lancio del percorso digitale, MAAM U, più di 1500 donne si sono iscritte al percorso online.

Le partecipanti sono diventate più consapevoli delle proprie risorse e competenze, così da essere più motivate al rientro lavorativo.

Esiste anche un video spagnolo utilizzato al NeturalFamility, community che promuove la conciliazione lavoro e famiglia, con un messaggio molto chiaro:

“Un’azienda che non assume una donna, che è anche madre, perde una grande opportunità.”

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EX INCENERITORE SAN RAINERI: L’ARTE PUO’ SALVARE IL PASSATO?

Il Nostro paese è stato protagonista, negli anni ‘70, di un forte abusivismo edilizio.

Grandi aree di interesse e pregio naturalistico sono state aggredite da costruzioni, spesso rimaste incompiute, che non tutelavano la bellezza del paesaggio.

Oggi tali edifici, ritenuti incompatibili con l’ambiente, vengono definiti Ecomostri.

Rimangono inutilizzati, diventando degli scheletri di strutture completamente abbandonate, fin quando gli enti locali non decidono quale possa essere il loro destino, ovvero, se essere ripristinati o demoliti.

I tempi burocratici sono biblici e gli scenari provocano sempre più disagi.

La demolizione di tali edifici, inoltre, prevede dei costi davvero eccessivi.

Esiste un’alternativa a tutto questo: RIGENERARE e RIQUALIFICARE.

A Messina, in una zona definita degradata e in totale stato di abbandono, Zona Falcata, si erge un Ecomostro industriale, l’ex inceneritore di S. Raineri.

Messina- Zona Falcata

L’impianto, utilizzato per lo smaltimento di rifiuti mediante combustione ad elevata temperatura, risale al 1974.

Rimasto inutilizzato per diversi anni, nel 2010 è avvenuta la richiesta per il recupero e il vincolo dello stesso.

Linda Schipani, Ingegnere per l’ambiente e il territorio (intervista sul blog), ne propose la trasformazione in sito espositivo, struttura polifunzionale e culturale a beneficio della comunità.

Avrebbe voluto diventasse un museo d’arte moderna come il Tate Modern inglese, frutto del ripristino di una ex centrale elettrica.

Le associazioni messinesi, Amici del Museo, La Nostra Città, Machine Works, hanno chiesto il vincolo sull’ecomostro di S. Raineri: “riconoscendo il pregio strutturale e tecnologico del manufatto, al fine di evitare la demolizione e consentirne la riconversione in struttura polifunzionale a carattere culturale, sociale e ambientale”.

Restyling dell’ex inceneritore S. Raineri -idee e progetti per Messina

 

Un esempio di CONSERVAZIONE e RECUPERO sono le Ciminiere di Catania.

“Conservare le testimonianze del passato come monito per le generazioni future”.

Lo scorso anno, il 16 febbraio, Linda, ha realizzato con la collaborazione di professionisti della moda, uno shooting fotografico, indovinate dove?

All’interno dell’edifico di San Raineri, l’ingegnere ha dato prova di come una maestosa struttura, ormai in disuso, nasconda delle straordinarie potenzialità.

 

L’ex inceneritore si è trasformato, per un giorno, da ecomostro dismesso a passerella di alta moda ecosostenibile… tecnologia, storia e moda si sono fuse in un unico evento!

Purtroppo è stato l’ultimo! I tentativi di farlo diventare un sito di “archeologia industriale” sono stati vani … l’inceneritore verrà demolito con un costo di circa 400 mila euro.

La demolizione comporta altri rifiuti da smaltire, inoltre non tutela il nostro diritto, né dei figli che verranno, a poter ripercorrere le tracce della nostra storia.

Siamo responsabili non solo del nostro presente ma non abbiamo il diritto di distruggere il passato del paese, piuttosto abbiamo il dovere di recuperare e riempire di nuovi significati le vecchie realtà.

 

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H&M E LA NUOVA COLLEZIONE CON TESSUTI BIONIC

L’attenzione delle aziende tessili verso i materiali di riciclo è un passo avanti verso il progresso e l’innovazione.

Oltre i tessuti biologici e le fibre naturali esistono altri materiali innovativi, nel mondo sostenibile, che vengono ricavati da prodotti di scarto.

L’interesse verso nuovi materiali e tessuti ricavati da materiali di riciclo sta’ diventando sempre più diffuso, soprattutto, tra le donne di oggi.

Bionic Yard, brand fondato da Tyson Toussant, ha come obiettivo quello di salvaguardare il pianeta, ormai sopraffatto dai rifiuti, riciclando i rifiuti marini.

Ebbene sì, tutto ciò che inquina i nostri mari, bottiglie buste e contenitori, viene lavorato e riciclato dando vita al tessuto del futuro!

Vengono confezionati abiti molto morbidi, con un effetto simile alla seta, con uno dei materiali più difficili da smaltire.

La plastica si trasforma in abiti eleganti e leggeri.

Un’azienda che ha iniziato la collaborazione con Bionic è H&M.

La H&M Conscious Exclusive Collection, in commercio da aprile, sarà distribuita in 160 negozi e pronta per un nuovo successo del grande colosso del  fast fashion system.

Nella campagna di lancio il protagonista sarà un abito lungo, plissettato e rosa, molto elegante e particolarmente leggero, frutto del riciclo di bottiglie di plastica, il primo realizzato con Bionic Yard.

Da qualche anno l’azienda d’abbigliamento svedese con la linea Conscious rivela la sua attenzione verso il riciclo. Il suo intento è quello di rendere i propri prodotti sempre più eco-sostenibili.

Dopo anni di sfruttamento incontrollato delle risorse naturali, oggi, c’è la consapevolezza e la voglia di rimediare, da parte delle aziende.

“Ogni individuo ha il potere di fare del mondo un posto migliore” S.Barbaren

La trasformazione ciclica delle risorse favorisce un basso impatto ambientale, inoltre l’ecosostenibilità, l’innovazione e la qualità sono dati importanti per essere competitivi sui mercati mondiali.

 

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FESTIVAL DI SANREMO: THE SHOW MUST GO ON

Polemiche nei confronti di un programma fuori luogo: quali risultati?

Nei giorni precedenti l’inizio dell’evento mediatico più atteso e chiacchierato dell’anno, leggevo dei post su Facebook dove si chiedeva di rinunciare al Festival di Sanremo, in nome di una situazione nazionale in piena crisi per gli eventi sismici che avevano sconvolto il centro Italia.

Legittime sia le considerazioni che la richiesta.

Il risultato? Nessuna rinuncia da parte della Rai e tante polemiche verso un conduttore strapagato, con un cachet abbastanza ricco (dicono sia tra i meno pagati nella storia), che, per garantirsi un piccolo posticino tra gli angeli, comunica di aver fatto la sua “opera buona” devolvendo parte del suo compenso in beneficenza.

Poi per placare gli animi, in prima serata, sul palco vengo invitati gli Angeli d’Abruzzo ricordando che:

“Gli eroi non sono sul cavallo bianco, sono quelli che fanno il loro dovere e non mollano…”

Fatto e detto ciò … come cantavano i Queen: The Show Must Go On!

Come si può boicottare un prodotto televisivo che rappresenta un’istituzione?

Il palinsesto televisivo programma, ogni anno, quest’evento in modo preciso e inesorabile… come se fosse un bene “necessario” per tutti.

Come il carnevale rappresenta, sin dalle sue origini, un periodo di festa e rinnovamento che sostituisce, per un breve periodo, l’ordine costituito, Sanremo segue mode e tendenze proprie in costante cambiamento in un clima di assoluta leggerezza, distogliendoci per qualche giorno dalla realtà.

Sanremo nasce nel 1951, la guerra era finita da poco, i bombardamenti avevo distrutto parecchie città italiane.

La città ligure voleva riemergere puntando sul turismo, così la Rai accettò la proposta di avviare una gara canora che avesse cadenza annuale.

Nel 1955 diventa fenomeno televisivo, uno spaccato sociale del nostro paese, a da quel momento diventa un catalizzatore mediatico.

Sanremo è un esperimento sociale. Gli allestimenti scenografici, la sonorità e le scelte artistiche che vengono proposte riflettono la nostra cultura e il nostro costume.

Oggi il Festival, adattandosi ai nuovi media, è anche social.

Non basta commentare seduti sul nostro divano con chi ci sta’ più vicino… stiamo con uno occhio sullo Smartphone e l’altro verso la Tv.

Si interagisce, sui social, con gli stessi protagonisti commentando e avendo la possibilità di andare a sbirciare nei retroscena.

Cambia il modo di fare Tv… i telespettatori si posizionano davanti allo schermo utilizzando il web.

Twitter e Facebook dedicano parecchi post, per tutta la settimana, al Festival della Canzone Italiana, chiaro segno di una risposta positiva, anche, da parte del pubblico giovanile.

E’ davvero difficile eclissare un fenomeno di una tale portata e risonanza.

La capacità di essersi adattato e aver accolto i cambiamenti nel tempo, fa sì che, tale prodotto televisivo, calamiti su di sé parecchi interessi…  monopolizza un grosso mercato, e a fronte di ciò chi potrebbe mai pensare di eliminarlo?

Mission impossible!

 

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“FASHION RESEARCH ITALY”: ETICA MODA E TECNOLOGIA

Con la parola Etica si definisce, etimologicamente, il modo di fare e di comportarsi di una società proiettata verso la pace e l’ordine sociale garanti del progresso dei cittadini e il benessere di tutti.

Dal greco èthos, ovvero il costume sociale, l’etica è, oggi, un concetto inscindibile dalla tecnologia.

La principale disciplina scientifico-tecnologica, la Robotica, ha messo in discussione, negli ultimi decenni, il rapporto tra le conoscenze scientifiche, culturali e tecniche e i problemi etici, psicologici e sociali che ne derivano.

Dalla necessità di dare un nome a questo nuovo fenomeno è nato il termine Roboetica, ovvero “l’etica nell’epoca dei robot”.

Se il costume sociale e la tecnologia vanno di pari passo, anche la Moda, dispensatrice di nuovi input e stili di vita, vuole confermare la propria identità accostandosi all’etica e al mondo tech.

L’etica e l’identità hanno caratteristiche esclusive che rendono l’individuo inconfondibile, e la moda ne conferma l’unicità.

Alberto Masotti, fondatore del gruppo La Perla, ha dato vita, lo scorso anno, ad un progetto chiamato “Fashion Research Italy”.

Identità, stile e innovazione sono i cardini dell’iniziativa.

Come ha dichiarato in un’intervista a Fashion, l’imprenditore Masotti è convinto del fatto che «l’innovazione nelle nostre aziende non basta mai. I problemi dei marchi italiani non si risolvono andando a produrre dove i costi sono inferiori, ma sviluppando una visione al passo con la società 4.0. Molto si sta già muovendo, ma si può fare di più».

Si tratta di una fondazione no profit che valorizza e rende omaggio al Made in Italy, fatto di storia ma proiettato verso un futuro tecnologico.

Come?

Sono stati ripresi e ristrutturati 3 corpi di fabbrica, già appartenuti a La Perla, nella periferia industriale di Bologna.

Ad occuparsi del ripristino è stato lo stesso architetto che negli anni ’80 ne elaborò il progetto, Pier Luigi Cervellati.

 

Passato presente e futuro sono il manifesto di un nuovo percorso che vede la fusione di esperienza universitaria ed esigenze delle imprese di moda per la formazione di professionisti nei nuovi linguaggi,  ovvero nella comunicazione contemporanea.

L’obiettivo è promuovere la ricerca, senza la quale non esisterebbe sperimentazione tecnica.

L’iniziativa, di forte impatto sociologico nonché artistico e tecnico,   è rappresentata da una scultura dalle forme femminili, alta 10 metri, realizzata con placche autoportanti che proiettano video e immagini, in un tripudio di proiezioni multimediali, tra forme che appartengono al passato e nuove tecnologie.

Comunicazione e design hanno cambiato il loro modo di essere grazie alla tecnologia e alla progressiva digitalizzazione.

La fondazione ospita all’interno attività di archiviazione e digitalizzazione e una fashion Gallery (con mostre di moda). L’ ampio archivio fotografico digitale è aperto alla consultazione di studiosi e professionisti, e racconta la storia delle imprese regionali del settore.

L’obiettivo è quello di fornire servizi alle aziende per aumentare il livello delle competenze necessarie a investire sull’innovazione. La fondazione ha come fine quello di far nascere, all’interno, i manager del futuro nell’ambito del marketing e del multimedia design, con un master di alta formazione proiettato verso l’internazionalizzazione e lo sviluppo tecnologico.

I nuovi professionisti risponderanno alle richieste dei consumatori,  sempre più informati ed esigenti…

 

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