FESTIVAL DI SANREMO: THE SHOW MUST GO ON

Polemiche nei confronti di un programma fuori luogo: quali risultati?

Nei giorni precedenti l’inizio dell’evento mediatico più atteso e chiacchierato dell’anno, leggevo dei post su Facebook dove si chiedeva di rinunciare al Festival di Sanremo, in nome di una situazione nazionale in piena crisi per gli eventi sismici che avevano sconvolto il centro Italia.

Legittime sia le considerazioni che la richiesta.

Il risultato? Nessuna rinuncia da parte della Rai e tante polemiche verso un conduttore strapagato, con un cachet abbastanza ricco (dicono sia tra i meno pagati nella storia), che, per garantirsi un piccolo posticino tra gli angeli, comunica di aver fatto la sua “opera buona” devolvendo parte del suo compenso in beneficenza.

Poi per placare gli animi, in prima serata, sul palco vengo invitati gli Angeli d’Abruzzo ricordando che:

“Gli eroi non sono sul cavallo bianco, sono quelli che fanno il loro dovere e non mollano…”

Fatto e detto ciò … come cantavano i Queen: The Show Must Go On!

Come si può boicottare un prodotto televisivo che rappresenta un’istituzione?

Il palinsesto televisivo programma, ogni anno, quest’evento in modo preciso e inesorabile… come se fosse un bene “necessario” per tutti.

Come il carnevale rappresenta, sin dalle sue origini, un periodo di festa e rinnovamento che sostituisce, per un breve periodo, l’ordine costituito, Sanremo segue mode e tendenze proprie in costante cambiamento in un clima di assoluta leggerezza, distogliendoci per qualche giorno dalla realtà.

Sanremo nasce nel 1951, la guerra era finita da poco, i bombardamenti avevo distrutto parecchie città italiane.

La città ligure voleva riemergere puntando sul turismo, così la Rai accettò la proposta di avviare una gara canora che avesse cadenza annuale.

Nel 1955 diventa fenomeno televisivo, uno spaccato sociale del nostro paese, a da quel momento diventa un catalizzatore mediatico.

Sanremo è un esperimento sociale. Gli allestimenti scenografici, la sonorità e le scelte artistiche che vengono proposte riflettono la nostra cultura e il nostro costume.

Oggi il Festival, adattandosi ai nuovi media, è anche social.

Non basta commentare seduti sul nostro divano con chi ci sta’ più vicino… stiamo con uno occhio sullo Smartphone e l’altro verso la Tv.

Si interagisce, sui social, con gli stessi protagonisti commentando e avendo la possibilità di andare a sbirciare nei retroscena.

Cambia il modo di fare Tv… i telespettatori si posizionano davanti allo schermo utilizzando il web.

Twitter e Facebook dedicano parecchi post, per tutta la settimana, al Festival della Canzone Italiana, chiaro segno di una risposta positiva, anche, da parte del pubblico giovanile.

E’ davvero difficile eclissare un fenomeno di una tale portata e risonanza.

La capacità di essersi adattato e aver accolto i cambiamenti nel tempo, fa sì che, tale prodotto televisivo, calamiti su di sé parecchi interessi…  monopolizza un grosso mercato, e a fronte di ciò chi potrebbe mai pensare di eliminarlo?

Mission impossible!

 

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