IL POTERE DELL’IMMAGINE: TRA SGOMENTO E STERILE IPOCRISIA

L’immagine, oggi,che peso ha nel mondo della comunicazione?

Condiziona il nostro modo di essere e di comportarci?

La nostra vita sociale e culturale è condizionata costantemente dalla rappresentazione visiva della realtà.

Abbiamo continuamente, davanti a noi, modelli che vorremmo essere… ingoiamo immagini che, talvolta, cambiano il nostro modo, originario e profondo, d’essere.

Perché questo potere così seduttivo?

I social media, oggi, ci insegnano che le immagini hanno il potere di farsi comprendere più velocemente di qualsiasi testo scritto.

L’immagine che precede un testo ci condiziona, ci predispone negativamente o positivamente, e quindi determina la nostra valutazione.

L’immagine ci racconta una storia.

La vista viene stimolata continuamente e questo ne determina una pulsione.

Spesso una foto ci coglie di sorpresa, e colpisce profondamente il nostro inconscio.

Ciò deriva dal fatto che l’immagine non può essere spiegata o tradotta in qualcos’altro, la rappresentazione visiva è alla merce’ dell’osservatore e del suo bagaglio personale, fatto di conoscenza esperienza formazione e cultura.

David Freedberg, professore di storia dell’arte e direttore dell’accademia italiana per Advance Studies in America, ha rivendicato il ruolo del corpo e delle emozioni nella storia dell’arte, e ci dice che:

“Il dramma è che noi non possiamo dimenticare chi siamo e tale consapevolezza influenza tutto quello che vediamo e osserviamo. Viviamo letteralmente circondati da tantissime immagini ed è impossibile, a mio avviso, rappresentarsi una situazione asettica in cui, ad esempio, riusciamo a guardare un’immagine che raffigura una tortura, un campo di fiori o un tema amoroso senza avvertire la costante influenza di tutte le altre immagini intorno a noi”.

Fa scandalo da qualche giorno la notizia sulle foto “eccessive” della campagna pubblicitaria di Yves Saint Laurent . I parigini le hanno definite:

“degradanti e scioccanti per l’immagine della donna”

tanto da richiederne, tramite attiva campagna sui social, il ritiro immediato.

Le foto, al centro dello scandalo, immortalano, nella prima, una donna china su uno sgabello con calze a rete e tacchi a spillo, in un’altra una donna sdraiata sul pavimento con gambe leggermente aperte, sempre con calze a rete e pattini ai piedi.

Mi chiedo a questo punto:

l’intento della casa di moda era proprio quello di influenzare negativamente l’opinione del pubblico?

Voleva avviare una campagna pubblicitaria esplicitamente sessista?

E’ stata così incauta da non tenere in considerazione le possibili critiche?

Io credo che le immagini, in questo caso, siano chiaramente provocatorie.

La donna oggetto non passerà mai di moda.

L’immagine di una donna sexy è associata  inequivocabilmente al sesso, i vecchi stereotipi  non ci abbandoneranno mai e qualsiasi polemica si rivelerà comunque sterile ipocrisia.

L’indignazione che suscita è chiaramente voluta, tant’è che la casa di moda non ha ancora risposto alle critiche e, a quanto pare, non intende rimuovere le immagini.

Vi ricordate la campagna pubblicitaria della Benetton curata dal fotografo Oliviero Toscani?

Risale alla fine degli anni ’80 e provocò parecchio sgomento. Le immagini ritraevano dei malati terminali di Aids, trattavano temi di razzismo, sesso ed ecologia.

il fotografo fece della provocazione un’arte, volle colpire ipocrisia e perbenismo. Crudo e spietato aveva disorientato e scandalizzato, ma aveva raccontato la verità.

La foto è arte e in quanto tale ha insito il compito di suscitare emozioni.

Dove si vanno a ricercare le emozioni?

Nella nostra storia.

Quindi le immagini determinano tanto la nostra quotidianità e catalizzano la nostra attenzione perché evocano pezzi di storia, destano la nostra coscienza, rompono equilibri fittizi… mettono in discussione il nostro IO.

 

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